Addio a Dario Fo

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Si è spento a 90 anni, a causa di una crisi respiratoria, Dario Fo: militante senza bandiere, da sempre contro il potere. Nobel per la letteratura nel 1997. È stato attore, drammaturgo, regista, scenografo, scrittore, pittore e ambientalista… Ripubblichiamo l’intervista che concesse a “Nuova Ecologia” nel maggio 2008, dopo la pubblicazione del suo “L’Apocalisse rimandata”, romanzo dedicato al «riscaldamento terracqueo». Un’occasione per discutere di petrolio e nucleare, ma anche della “sua” Milano e dell’Epo che sarebbe arrivato sette anni più tardi.

 

 

Dopo il black out

Il riscaldamento globale, l’amministrazione di Milano e la speranza del «grande ribaltone». Dario Fo racconta il suo ultimo libro, dedicato all’apocalisse climatica

A dispetto dei suoi 82 anni Dario Fo è in ottima forma. Siamo andati a trovarlo nel suo appartamento di Milano pochi giorni dopo l’uscita de “L’Apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe!”. Un libro dedicato a quello che il Nobel chiama con vezzo letterario «surriscaldamento terracqueo», destinato a diventare uno spettacolo teatrale. Era raggiante perché Guanda, la sua casa editrice, gli aveva appena comunicato il settimo posto nelle classifiche di vendita.

Nel suo libro si dice «ossessionato» dal global warming. È vero?

In parte l’ossessione è strumentale ai fini del racconto. È una situazione che si immette per esporre, senza essere noiosi, temi e cifre. È vero comunque: sono ossessionato. Appena incontro qualcuno cerco di coinvolgerlo, se abbocca è fritto. Ma la maggior parte della gente non vuole sapere. Un tassista mi ha addirittura scaricato, per farmi scendere ha finto di essere senza benzina. Non ha neanche voluto essere pagato per l’angoscia che gli procuravano i miei racconti.

Nel racconto c’è un radicale pessimismo, penso al paragone fra la specie umana e la corsa verso il baratro degli gnu. Ma dipinge anche la fine del petrolio come «il grande ribaltone, opera di un dio generoso che vuole la nostra salvezza». C’è contraddizione?

Solo dopo il black out totale si cercheranno veramente nuove soluzioni: combustibili vegetali, pannelli fotovoltaici, torri eoliche. E molto altro ancora. Saremo costretti a usare tutta la nostra inventiva.

Crede davvero che il petrolio sia agli sgoccioli?

Nessuno aveva previsto che il prezzo del petrolio potesse arrivare così in alto. Ma a cosa imputano il disastro? Alla furbizia, alla speculazione… Ci raccontano balle, compreso che certi pozzi sono saltati in aria per atti terroristici o che un certo paese vuole tenere per sé il greggio. La verità è che il petrolio sta finendo, presto raggiungerà i 200 dollari e non potremo più pagarci la benzina. I prezzi di elettricità, riscaldamento e tutto ciò che serve alla sopravvivenza arriveranno alle stelle. Non è una favola: cinquant’anni fa Hubbert ci aveva avvertito, entro 45 anni non ci sarà più petrolio. L’hanno preso in giro ma quello che ci resta oggi è fango.

Immaginare scenari catastrofici non rende un cattivo servizio alla causa ambientalista?

Il pericolo sono gli ottimisti senza cervello perché l’ottimismo concepito come rifiuto di pensare, preoccuparsi e indagare è disastro. Per questo il libro parte dal giorno in cui ci sveglieremo cercando inutilmente di accendere la luce. La moneta non varrà più niente, la gente tornerà in campagna per cercare di sopravvivere. Non ci saranno più banche, denaro, assicurazioni, commercio. I soli ad avere soddisfazione saranno quel miliardo di persone che non conoscono elettricità, benzina, carbone.

Tra gli argomenti che affronta c’è anche il nucleare. Scrive che oggi è «una soluzione improponibile». Non teme che su questo tema potrebbe formarsi una maggioranza trasversale? L’atomo fa breccia anche nel Pd.

Lo credo perché sono dei pazzi. Ma è lo stesso Rubbia, il nostro unico scienziato premio Nobel, a sostenere che non siamo nella possibilità di usare il nucleare. Almeno fino a quando non si arriverà alla fusione fredda. E poi lo sa che per riuscire a produrre energia pulita sufficiente a coprire il 50% del fabbisogno mondiale dovremmo costruire un impianto alla settimana per i prossimi 63 anni?

Milano è la sua città adottiva. Qui ha partecipato alle primarie dell’Unione per candidarsi come sindaco. Come giudica l’Ecopass voluto da Letizia Moratti?

È nato da un’idea dell’ex sindaco di Londra, il mio amico Livingstone: spendo tot miliardi per dare la possibilità alla popolazione di entrare in città e andare dove vuole aumentando prima di tutto le vie sotterranee. È riuscito a far sparire il 30% delle macchine, ma un altro 30% di cittadini non ne voleva sapere. Così ha detto: io vi do la possibilità di andare più veloci, ma se volete a ogni costo avere una forma di superiorità rispetto agli altri pagate un ticket che servirà a comprare altri mezzi e realizzare altri percorsi che migliorino la viabilità.

E Milano?

Hanno lasciato gli stessi mezzi, anzi li hanno perfino tolti. Il traffico è peggiorato, dovevano rifare certe strutture e non l’hanno rifatte. Hanno solo rubato soldi ai cittadini obbligandoli a pagare una tassa. Milano non solo è una cloaca ma non prevede, non calcola. Perfino i macchinari per raccogliere indicazioni sulla qualità dell’aria vanno in tilt: il livello di smog è così alto da non essere misurabile.

Che cosa pensa di Expò 2015?

Già sappiamo come finirà, c’è chi lo ammette candidamente: «Ho comprato un terreno a niente e oggi vale quattro volte tanto per via dell’Expò». Quei terreni avrebbero dovuti essere comprati dal Comune, che almeno si sarebbe potuto mettere nella condizione di avere un vantaggio…

Non c’è modo di mettere un freno agli appetiti speculativi?

Proprio per capire le cose dal di dentro mi sono iscritto come possibile sindaco di Milano. La mia battaglia è durata un anno ma poi la coalizione dei partiti di sinistra ha scelto un poliziotto (il 29 gennaio 2006 ottenne il 23,1% dei voti, secondo dopo Bruno Ferrante, ndr)… In quei mesi ho parlato con i più grandi architetti italiani. Ho fatto un libro in cui c’è il progetto di una città diversa, dove indicavo la pazzia di Milano. Ci sono le foto di quello che sarebbe successo se avessero accettato quel progetto per l’Expò. Faranno quello che noi denunciavamo. È una follia, tra sette anni la crisi sarà totale.

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