Acqua malata, i Pfas dilagano e la salute è in pericolo

acqua malata

Cosa lega uova, polli e pesci di allevamenti del veronese e vicentino con i Pfas, composti chimici che rendono le superfici trattate impermeabili all’acqua, allo sporco e all’olio, usati come impermeabilizzanti per tessuti, rivestimento antiaderente del pentolame, cera per pavimenti e contenitori per alimenti?
Fino al 2011 nessuno poteva immaginare un legame, poi uno studio commissionato al Cnr dal Ministero dell’Ambiente rivelò (comunicazione del 25.03.13) che “nel bacino di Agno e Fratta-Gorzone sono state misurate concentrazioni di PFOA [uno dei PFAS] molto elevate che destano una certa preoccupazione”.

La fonte? Lo scarico industriale della Miteni spa, un’industria chimica che è sita nel comune di Trissino (VI), come dichiarato da Arpav Vicenza prot.0075059/00.00 del 11/07/2013, un’azienda che con vari nomi produce Pfas dal 1977. Il circolo Perla blu di Legambiente di Cologna Veneta (VR) subito promuove il “coordinamento Acqua Libera dai Pfas”, che deposita un esposto denuncia contro ignoti e presenta il 26 febbraio 2015 lo “Studio preliminare sui possibili effetti sulla salute, dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle provincie di Padova Rovigo, Treviso, Venezia , Vicenza e Verona” redatto dalla dottoressa Marina Mastrantonio dell’Enea, dal Dott.Edoardo Bai del Comitato scientifico di Legambiente e dal Dott. Paolo Crosignani, già direttore della U.o Complessa di Epidemiologia ambientale e registro tumori dell’Istituto tumori di Milano. Nelle conclusioni si dice “i dati sono fortemente indicativi di un rischio cancerogeno e di altre malattie per la popolazione esposta… E’ necessario ridurre al minimo l’esposizione della popolazione mediante provvedimenti sull’acqua potabile e sulle emissioni in aria dell’azienda… Il principio di precauzione impone di adottare provvedimenti cautelativi anche in carenza di prove definitive, tenendo conto del fatto che i dati sopra elencati sono fortemente suggestivi di un danno alla salute già in atto”.

Il direttore del dipartimento dell’Arpav di Vicenza Giancarlo Cunego dichiara alla stampa nel novembre 2015: “L’estate scorsa i dati relativi alle sostanze perfluoroalchiliche sono aumentati in maniera importante, tanto da tornare ai livelli anteriori all’adozione delle misure anti inquinamento”. Il 6 novembre 2015 la Regione Veneto con lettera a protocollo numero 451915 rivela i risultati delle prime analisi svolte sugli alimenti delle zone contaminate da Pfas. Da questi primi risultati si evidenzia che in almeno il 10 percento degli alimenti risulti pesantemente contaminato da sostanze perfluoroalchiliche.

Ma ormai “l’emergenza Pfas è fuori controllo” come dice un documento della Regione veneto del 4 febbraio 2016. Il Dottor Giorgio Cester, direttore dellas Veterinaria e sicurezza alimentare della Regione veneto afferma che “i risultati delle analisi sugli alimenti non sono buoni e sono critici … Gli alimenti più contaminati sono le uova ed i pesci, la preoccupazione è che ci sono allevamenti che hanno la distribuzione di tali alimenti sul territorio nazionale”. Si constatano i fatti e basta. Di cosa c’è ancora bisogno per fare dei Pfas un caso nazionale?

Per ulteriori approfondimenti : wwwlegambienteverona.it   e acqualiberadaipfas.blogspot.it  

Segreteria Legambiente Verona, fra i responsabili del progetto "Lupi in Lessinia"
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *