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Il 22 aprile è stata la Giornata mondiale della Terra. E anche l’inizio del nostro Kumbh, il festival indiano della creazione: la più grande festa sulla Terra, per la Terra. Questo mega festival, nato per festeggiare la primavera, attrae più di 30 milioni di persone e si svolge ogni tre anni in quattro luoghi sacri lungo i nostri fiumi: il Haridwar sulla Ganga, il Prayag, lo Ujjain sul Shipra e il Nashik Godavari. Kumbh si celebra per ricordarci qual è il nostro posto nella creazione e del nostro dovere di prendersi cura di fiumi, montagne e suolo. Non siamo stati capaci di proteggere il suolo e l’acqua. E ora le violenze commesse contro la natura si stanno traducendo in emergenze per disastri e tragedie. Quest’anno il fiume sacro Godavari si è prosciugato, non c’è acqua in Ramkund, lo stagno sacro dove la gente viene a fare il bagno durante il Kumbh.
Nella città di Latur, in Marath-wada, la scarsità di acqua è così grave che il distretto ha imposto il divieto di manifestare e di unirsi anche in piccoli gruppi per evitare problemi di ordine pubblico derivanti appunto dalla crisi dell’acqua. Anche la diga che forniva acqua alla popolazione di Latur e alle adiacenti zone rurali, a marzo è stata completamente prosciugata. L’acqua ora viene fornita da navi cisterna e portata con i treni fino a Kota (un distretto del Rajasthan, ndt). Ma se l’emergenza acqua potabile sarà affrontata nel breve periodo con queste misure, rinnovare i nostri sistemi richiede un cambiamento fondamentale nel paradigma dell’agricoltura.
 Nel 1980 mi fu chiesto, dalla Commissione di pianificazione economica dell’India, di capire perché la richiesta di fondi per l’acqua potabile in Maharashtra (Stato dell’India centro-occidentale, ndt) era sempre in aumento, ma questi fondi non bastavano mai per risolvere la crisi idrica. La mia ricerca dimostrò che la siccità del 1972 fu strumentalizzata da Banca mondiale: questa consentì il prestito di denaro solo a patto che si coltivasse la canna da zucchero, che richiede irrigazione intensiva basata su acqua presa direttamente da pozzi e sorgenti. Lo stesso successe per la siccità del 1965, gli Stati Uniti infatti si rifiutarono di fornire il loro grano se non fosse stata introdotta in India la Rivoluzione verde.
Nel Marathwada (una delle cinque regioni del Maharashtra, ndt) la piovosità media è di 70 cm l’anno, ma per via del terreno roccioso soltanto il 10% riesce ad essere assorbito dalla terra. La canna da zucchero richiede annualmente una quantità di acqua venti volte maggiore a quella raccolta. Se l’acqua estratta è maggiore di quella disponibile, una siccità è inevitabile. Ma non è solo la canna da zucchero a essere causa di siccità. In questa regione, nel 2001, gli ettari destinati al cotone Bt erano soli 89, oggi centinaia di migliaia. Ma questo tipo di cotone non è assolutamente adatto a questo terreno, perché ha bisogno di una quantità di acqua che la regione non può sopportare e perché  i suoi semi non sono così resistenti ai parassiti come invece viene detto. Così, dando più pesticidi, il suolo sta diventando sterile. L’introduzione del cotone Monsanto è avvenuta a discapito delle colture di sorgo, che invece necessita di molta meno acqua e sarebbe sopravvissuto alla siccità e avrebbe dato alla gente e agli agricoltori la sicurezza di un sostentamento. La nostra associazione Navdanya custodisce dei semi in Vidharba (altra regione del Maharashtra, ndt) e le piante stanno crescendo in salute.
Questo è il modo in cui Navdanya aiuta gli agricoltori ad affrontare la siccità. La Monsanto provoca al contrario la scomparsa delle colture miste e la rotazione delle stesse nei campi. Sono praticamente spariti i campi di fagioli mung, gli urad, il frumento, i ceci… Le colture autoctone come il sorgo non solo utilizzano meno acqua ma aumentano la capacità del suolo di trattenerla per la produzione di grandi quantità di materia organica, che una volta restituita al terreno aumenta la fertilità del suolo, aiutandolo inoltre ad incrementare la sua capacità di trattenere l’acqua.
I semi indiani e l’agricoltura biologica sono la risposta alla siccità e ai cambiamenti climatici in atto, ai suicidi degli agricoltori, alla fame e alla malnutrizione.
(Traduzione di Stefania Marchitelli)

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