Il partito dei palazzinari a Reggio governa la città. L’inefficienza degli organi di controllo ha fatto compromettere una qualsiasi programmazione in direzione delle opere di urbanizzazione. Si dovranno inseguire praticamente gli interventi abusivi per fornirli di quelle opere di urbanizzazione fondamentali per non dover compromettere, oltre che il territorio, anche la salute dei cittadini. I fondi si distribuiscono in mille rivoli facendo perdere loro effi cacia e la città subirà le conseguenze dello sfascio per decenni”. Così 34 anni fa scriveva l’ingegner Demetrio Quattrone, funzionario dell’Ispettorato del lavoro di Reggio Calabria. Una denuncia purtroppo attualissima sullo sfascio del territorio calabrese, in particolare reggino.

Una denuncia che Quattrone pagò con la vita. Il 28 settembre 1991 venne ucciso a colpi di lupara da killer mafi osi mai identifi cati. Terra delicata la Calabria, “uno sfasciume pendulo sul mare”, la defi niva il meridionalista Giustino Fortunato. Ma non è solo colpa di una geologia fragile. Come aveva ben capito l’ingegner Quattrone, sono le dissennate scelte dell’uomo ad aggravarla. Così_a dicembre la Procura di Reggio, coadiuvata dal Corpo forestale dello Stato, ha svolto un monitoraggio dei fascicoli di esecuzione pendenti dal 1996 sugli abusi commessi tra gli anni ‘80 e ‘90 (proprio gli anni di Quattrone): ben 686 abusi per i 22 comuni interessati dal fenomeno, fra i quali prevale Reggio Calabria con 328 abusi, pari al 47%. Dal lavoro, scrive la procura, “emerge il dato scoraggiante dell’immobilismo mantenuto negli anni dalle amministrazioni comunali”. Non hanno attuato l’acquisizione gratuita del bene abusivo al patrimonio del comune, atto dovuto, successivo all’inottemperanza dell’ordinanza comunale di demolizione.

Solo dietro sollecitazione edlla procura sono avvenute due acquisizioni a Bagnara Calabra, ma eseguite dalla Commissione insediatasi dopo lo scioglimento per infi ltrazione mafi osa. I Comuni, inoltre, “dopo l’emissione della prevista e doverosa ordinanza di demolizione, non hanno dato ulteriore seguito a quanto da essi stessi ordinato”. È stato infi ne accertato che gli uffi ci tecnici risultano defi citari anche nella trattazione delle pratiche relative ai condoni edilizi del 1985, 1994 e 2003. E questo, denuncia ancora la procura, “è ancora più sconvolgente se si considera che da 30 anni le domande di condono edilizio presentate dai cittadini giacciono presso gli archivi comunali senza una risposta”. Proprio quello contro il quale combatteva Quattrone.

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