VandanaShivaBIG

Da quando è stata inventata la forma societaria – per noi la prima è stata la Compagnia delle Indie orientali – coloro che hanno governato attraverso il controllo delle grandi aziende pensavano non fosse un problema estrarre ricchezza dalla terra e usare la gente, lasciando entrambi più poveri in un gioco di ruoli dove a vincere sono sempre e soltanto i soldi. La Company Ray (l’insieme di domini diretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel Subcontinente indiano attraverso la Compagnia delle Indie orientali, ndt) dal 1858 al 1947 ha distrutto l’economia circolare e sostenibile del nostro popolo, quella in cui il 70% del valore di ciò che le zone rurali producevano veniva utilizzato nel villaggio, sostituendola con un’economia che prelevava valore dalla terra. L’intera ricchezza a noi sottratta serviva per contribuire alla ricchezza dell’Inghilterra. E noi ci ritrovavamo sempre più poveri.

Negli ultimi anni l’impero delle multinazionali ha trovato nuovi strumenti per “rubare” il nostro denaro e la nostra salute, con i brevetti e la capitalizzazione. L’industria chimica e quella agricola, sotto la bandiera dell’innovazione, hanno posto brevetti sulla vita e sui semi, a discapito ovviamente degli agricoltori. Il secondo strumento da loro utilizzato, la capitalizzazione, ossia il finanziamento di tutte queste forme di agricoltura non tradizionali, è altrettanto perversa. Ha punito le persone reali, emarginato la vera ricchezza che le persone producono nelle economie reali e premiato solo il capitalismo. La concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani dell’1% della popolazione mondiale (dati del rapporto “Turn the tide: why the G20 must act on rising inequality” di Oxfam, ndt) è una conseguenza dell’istituzione dei brevetti, della monetizzazione della nostra vita. L’ultimo specchietto per le allodole utilizzato dal potere delle multinazionali per portare dalla loro parte le famiglie indiane è la demonizzazione o “demonetizzazione” della valuta indiana.

Lo scorso 8 novembre più di un miliardo di persone è rimasto sorpreso dalla dichiarazione del primo ministro indiano Narendra Modi, che in nome della lotta alla corruzione e all’evasione fiscale ha ritirato le banconote da 500 e da 1.000 rupie e l’86% del contante circolante nel paese. È stato chiesto agli indiani di cambiare le vecchie banconote con i nuovi tagli da 2.000 rupie, oppure di versare quelle vecchie sui propri conti bancari fino al 30 dicembre, a condizione di poter certificare la provenienza delle somme. Il 40% degli indiani non ha nessun conto in banca. A quanto pare, la prossima scommessa dell’impero delle multinazionali è bloccare l’ascesa sociale della maggioranza delle persone per spianare la strada alla sola classe più ricca. Più del 90% dei movimenti economici indiani si svolgono tramite soldi contanti per sostenere l’economia popolare. Le persone qui non possono permettersi un conto corrente bancario, per loro è più facile e sicuro portarsi dietro 1.000 rupie piuttosto che affittare un indirizzo al quale intestare il conto in banca. Ma da novembre queste persone non “esistono” più.

Esattamente come i brevetti sui semi erano un tentativo illegittimo di criminalizzare agricoltori, la “demonetizzazione” è un tentativo altrettanto illegittimo di criminalizzare l’economia popolare, l’80% dell’economia reale del paese. Che questo sia l’obiettivo è chiaro dalla dichiarazione di Bill Gates, che ricordiamo essere oggi il nuovo finanziatore delle politiche agricole mondiali, nel suo discorso alla conferenza Niti (l’Istituto nazionale per trasformare l’India, organo governativo di cui Bill Gates è cofondatore, ndt): “Ritirare i soldi è una mossa audace per stanare il denaro ottenuto con l’economia sommersa e arrivare a un’economia trasparente”. Ha anche dichiarato che la comunità basata sulla economia Swadeshi del popolo dell’India è un’economia che lavora nell’ombra. Ma noi non siamo ombre del tuo impero, Mr Gates, stiamo lavorando sodo, siamo gente onesta che ancora sa condividere, che ha la capacità reale di sostenere la propria economia. Caro Bill Gates, davvero vuoi insegnarci tu la trasparenza? La nostra determinazione in difesa della nostra libertà economica, della democrazia e della sovranità economica attraverso Swadeshi è oggi più forte che mai.
(traduzione di Stefania Marchitelli)

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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