Facciamo come i frigoriferi

di Maria Pia Simonetti

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Franco Sacchetti, La marcia dei frigoriferi verso il Polo Nord, Libreria Editrice Fiorentina, 2009, € 12,00

“Impossibile inviare messaggio” dice il cellulare. Il fisso è sempre occupato. Per fortuna Franco Sacchetti, vignettista dell’Ecologist, ha un sito dove, oltre alla sua e-mail, si trovano informazioni sulle sue molteplici attività. L’uomo che sto inseguendo è laureato in architettura, specializzato in habitat e tecnologie dei paesi in via di sviluppo, partecipa a vari progetti di resistenza umana come Clean Clothes, campagna per verificare se quello che indossiamo è socialmente ed ecologicamente sostenibile e scrive libri. Lo sto cercando perché ho letto La marcia dei frigoriferi verso il Polo Nord, un suo libro molto divertente. E parlare di argomenti tosti come i cambiamenti climatici senza fare sconti sul rigore scientifico e senza annoiare non è impresa facile.

Protagonisti del libro sono un papà, un bambino, una mamma terzomondista e tutti i frigoriferi del pianeta. E non stupisce che, in un mondo incamminato speditamente e cinicamente verso la propria rovina, siano degli oggetti che presumiamo inanimati a mettere in campo azioni concrete per invertire la rotta. I governi, a proposito di oggetti inanimati, riuniti a Parigi per la Cop21 farebbero bene a prendere esempio.

La storia ha inizio nella città di Leonia, un indizio prezioso per chi ricorda che tra le Città Invisibili di Calvino Leonia era quella dove gli abitanti utilizzavano ogni giorno cose sempre nuove che la sera venivano buttate via.

Una mattina d’estate il papà di questa storia si sveglia e scopre che il suo bambino Valdo è scomparso – e questo si potrebbe spiegare in tanti modi perché nelle mattine d’estate ai bambini viene voglia di uscire a vedere come va il mondo. Ma è scomparso anche il frigorifero e questo è molto meno facile da spiegare. Ecco dunque che questo papà, strappato alle sue abitudini lodevolmente ecorispettose, scopre che non è solo il suo frigorifero ad aver preso la fuga, ma tutti quelli dei suoi vicini di casa. Questa faccenda sconvolgente – perché rimanere senza frigorifero in piena estate è una cosa che sconvolge le abitudini e le più consolidate certezze – innesca relazioni, solidarietà, processi di cambiamento, di quartiere e planetari. Perché è così che funziona e gli ambientalisti lo sanno da sempre: un gesto ecologico, un cambiamento negli stili di vita dà il via a una catena di conseguenze virtuose prima locali e poi globali. Qui si marcia verso il Polo Nord, ma sarà l’Africa intera a scuotersi di dosso il giogo dello sfruttamento.

Messaggi sfrecciano da un punto all’altro del pianeta, eventi coinvolgono bambini e pinguini, elettrodomestici e aviatori, colpi di scena si susseguono nel gioco pirotecnico di parole di cui si scava il senso per liberare anche loro dai luoghi comuni che ci incatenano. E viene voglia di partecipare, di fare subito qualcosa perché, dice la quarta di copertina, “tutti possiamo fare qualche passo verso il Polo Nord”.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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