Il 22 dicembre è Aleppo day

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Noi non vogliamo dimenticare. Anche e soprattutto in questi giorni, che nella nostra tradizione sono dedicati alla dolcezza degli affetti più vicini, alla cura delle relazioni tra le persone, alla ricerca della serenità, noi non vogliamo dimenticare la barbarie della guerra e del terrorismo. Vogliamo alzare la nostra voce contro chi con le armi e la violenza omicida sta minando le basi stesse della convivenza pacifica. Non lo diciamo perché ancora una volta, a Berlino, è stata colpita al cuore la nostra Europa. Certo anche per questo. Ma lo diciamo perché siamo convinti che non è giusto, proprio in questi giorni, rimuovere dai nostri cuori e dai nostri occhi quanto è avvenuto e sta avvenendo ad Aleppo. Perché ad Aleppo si è scatenata la più inumana efferatezza di una guerra che ha voluto massacrare i civili. E soprattutto ad Aleppo i bombardamenti indiscriminati e la distruzione sistematica degli ospedali ha creato una tragedia nella tragedia, di cui le vittime sono soprattutto i bambini. Per i bambini di Aleppo e delle altre città siriane, il 2017 sarà il sesto anno di guerra. Tra quelli rimasti intrappolati, come tra quelli che sono fuggiti, molti sono nati durante questi anni. Molti, anche, sono morti.

Oggi i bambini di Aleppo, nella loro disperata sofferenza e nella stentata sopravvivenza, ci chiedono ragione del nostro silenzio, chiedono all’Europa e a noi europei dove eravamo in questi mesi.

Noi vogliamo reagire, non vogliamo essere complici di una rimozione collettiva, magari mascherata dalla insensata, quanto pericolosa, paura dell’immigrato. Non vogliamo vergognarci di essere umani né vogliamo essere ridotti al silenzio dalle opposte violenze. Per questo dichiariamo tutta la nostra vicinanza al popolo russo per l’assassinio insensato del suo ambasciatore, ma chiediamo anche a Putin di consentire realmente sul territorio corridoi umanitari, osservatori dell’ONU, assistenza immediata a tutte le vittime a cominciare dai più piccoli.

Appoggiamo #AleppoDay, il 22 dicembre: una giornata in cui l’UNICEF chiede a tutti i media di raccontare la situazione dei bambini siriani, ed ai cittadini, a pochi giorni dal Natale, di ritrovarsi nei luoghi pubblici o nelle loro case con una coperta simbolica per dire basta guerra in Siria e per chiedere con forza che finisca il calvario per i bambini di Aleppo.

Il Natale 2016 non sarà un Natale di pace. E’ successo altre volte nella storia, ma oggi ci siamo noi e dipende da noi ravvivare la fioca luce di umanità che si sta spegnendo, ed in alcune parti del mondo si è già spenta. Dipende da noi riaccendere la candela della memoria e della speranza. Solidarietà ed accoglienza sono i primi indispensabili passi per tornare a sentirci degni d’essere umani.

Presidente nazionale di Legambiente, e-mail: presidente@legambiente.it
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